Menu principale:
28 -
Monte Rosa
RELAZIONE ASCENSIONE ALLA
CAPANNA REGINA MARGHERITA
1° giorno
k
Il numeroso gruppo di 26 persone si ritrova la parcheggio di Alagna (m 1191) e dopo una veloce colazione per rifornirsi dell' energia necessaria per affrontare il notevole dislivello che separa Alagna dal Rifugio Vigevano, si parte seguendo il segnavia n° 3. Il sentiero sale subito ripido a tornanti in un bosco di conifere, incontrando due cappelline votive e si formano subito i vari gruppetti con Paolo al comando e Luca a chiudere in collegamento tra loro via radio. All'arrivo al primo alpeggio (m 1677) dove ci accoglie una chiesetta dalla facciata riccamente affrescata dedicata alla Madonna della Neve sostiamo per il pranzo distesi sull'ampio prato. Ripreso il cammino proseguiamo seguendo il sentiero che sale meno ripido e ci porta fino all' Alpe Pianmisura Inferiore (m 1847) alla testata della valle. L'affollamento di turisti lungo la prima parte di sentiero cessa e ci troviamo soli a percorrere il sentiero. Da qui il sentiero riprende in forte pendenza e tra cespugli di ontani si sale sino ad arrivare al Passo Foric (m 2431) dove si apre una balconata sul sottostante Vallone d' Olen. Balza subito all' occhio la differenza tra le due valli: il vallone d' Otro percorso da noi, ancora integro con i vecchi alpeggi dove fanno bella mostra di se case e fienili in stile Walser, il Vallone d' Olen rimodellato dalla nuova pista di sci, percorso da strade di servizio ed i cavi delle funivie. Sopra di noi appare anche il Monte Rosa con un pennacchio di nuvole che nasconde la cima e sotto, il rifugio Vigevano. Qui sostiamo a lungo riscaldati dal sole prima di riprendere il cammino e scendere nell' ombra del vallone Vallone D'Olen perdendo un pò quota. Lungo il sentiero che sale nella valle, dopo aver attraversato la pista di sci, si uniscono al gruppo Bruno e Giampiero che hanno invece preso il primo tratto di funivia e poi percorso a piedi il Vallone d' Olen. Gli ultimi arrivano al rifugio poco dopo le 18 ma la fatica dell' intera giornata è compensata da un aperitivo e una doccia calda. Al Rifugio Vigevano (m 2864) troviamo Domenico che salito in funivia ha portato in quota corde picozze e ramponi oltre a Vittorio e Giada, mentre gli ultimi tre ritardatari ci raggiungono alle 19 salendo in sole 4 ore e mezza da Alagna lungo il Vallone d' Otro. Ora siamo al completo ed il rifugio è quasi interamente occupato dal nostro gruppo di 37 persone. Dopo l' abbondante cena c' è tempo per apprezzare i liquori giocando a carte, mentre un piccolo gruppo si organizza per la salita alla Punta Giordani nella mattina successiva.
2° giorno
Il piccolo gruppo di cinque persone che intende salire alla Punta Giordani (m 4046) lascia il rifugio Vigevano alle sette del mattino mentre la maggior parte del gruppo dorme ancora un sonno profondo. Altri invece ne approfittano per godersi la levata del sole. Alle 9,00 dopo colazione, ci disponiamo intorno ai tavoli all' esterno per distribuire l' attrezzatura alpinistica personale ed alle 10 con lo zaino un pò più pesante, dopo la fotografia di rito ci incamminiamo verso il passo dei Salati sull' ampia strada percorribile anche da mezzi fuoristrada. Dal passo dove si incontra la funivia che sale da Gressoney, mentre quella che sale da Alagna è poco distante, il percorso prosegue in direzione dello Stolemberg (m 3202); una terza funivia invece porta al centro del ghiacciaio dell' Indrend e questa viene presa da Cristina e Emilio per risparmiare un pò di strada, dati gli acciacchi verificatisi il giorno precedente. Dal passo il numeroso gruppo si inerpica sul ripido sentiero verso lo Stolemberg, sino ad arrivare in cresta da dove si scorgono i rifugi Mantova e Gnifetti. Aggiriamo la cima sul versante valdostano, a tratti esposto, notando che il percorso, rispetto agli anni precedenti è stato modificato a causa di una piccola frana e lo testimoniano vecchi segni di vernice. Come nel giorno precedente ognuno prende il suo passo ed il numeroso gruppo si sgrana suddiviso in tanti piccoli gruppi. I primi raggiungono direttamente il Rifugio Città di Mantova (m 3470) seguendo il sentiero basso, mentre gli ultimi attardati sul ghiacciaio sopra Punta Indrend, notevolmente ridotto nelle sue dimensioni, sono raggiunti dagli alpinisti di ritorno dalla punta Giordani. Alcuni preferiscono quindi salire alla Capanna Gnifetti (m 3647) seguendo il percorso attrezzato che porta ad una quota intermedia tra i due rifugi e poi con attraversamento del ghiacciaio del Garstelet, raggiungere il rifugio sullo sperone di roccia per osservare il percorso da seguire il giorno successivo
Nel tardo pomeriggio si uniscono inaspettatamente al gruppo Vittorio Ciresa e Elisa e così diventiamo 39. Poco prima di cena formiamo le cordate per il giorno successivo per fare in modo che ogni capocordata abbia la possibilità di verificare con i suoi compagni tutta l' attrezzatura necessaria, considerato che per alcuni sarà la prima volta che si avventureranno sul ghiacciaio in cordata. La tensione e le aspettative per il giorno successive sono tante e tutti ci si interroga sulle previsioni del tempo che non promettono bene per la notte sino al mattino. A conferma di questo in serata inizia a nevicare ma andiamo a letto comunque fiduciosi che il maltempo sia passeggero e di alzarci il mattino successivo sotto un cielo stellato.
3° giorno
Durante la notte il rifugio viene scosso dalle folate di vento ed alla sveglia alle 4 del mattino fuori dal rifugio c' è tormenta. Si decide quindi di rinunciare alla partenza per la Capanna Regina Margherita sperando in un miglioramento della prima mattina. Il miglioramento che dalle sette in poi sembra arrivare è solo una falsa speranza ed alle 8, in numero ridotto, rispetto al numeroso gruppo, formiamo le cordate per avventurarci pur con il brutto tempo, su verso il Col del Lys. Durante la salita incontriamo delle guide che arrivate al colle hanno fatto dietrofront e questo conferma le pessime condizioni atmosferiche. Ad una ad una le cordate partite rinunciano all' ascensione non senza aver raggiunto quota 4000, mentre in cinque si spingono fino ai piedi delle rocce su cui è posto il Cristo delle Vette. E' decisamente una giornata da partita a carte nel Rifugio, ma la voglia di salire era tanta e questo giustifica la temerarietà di alcuni, in ogni caso non portata all' estremo, infatti sino al Col del Lys, pur con avverse condizioni ci sono precisi punti di riferimento, mentre continuare oltre il colle sarebbe stata un' imprudenza non giustificata.
Rientrati i temerari al rifugio Mantova per ½ giorno e riuniti al resto del gruppo, nel pomeriggio prendiamo il sentiero per raggiungere la funivia che ci riporta ad Alagna con un pò di amarezza per la mancata cima, e la certezza di una meta da programmare nel futuro.
Andrea S.