Monte Rosa 28 - 29 - 30 - 8 - 10 - CAI - Laveno Mombello

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Monte Rosa 28 - 29 - 30 - 8 - 10

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28 - 29 - 30 agosto 2010

Monte Rosa

RELAZIONE  ASCENSIONE ALLA
CAPANNA REGINA MARGHERITA


1° giorno
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Il numeroso gruppo di 26 persone si  ritrova la parcheggio di Alagna (m 1191) e dopo una  veloce colazione per rifornirsi dell' energia necessaria per affrontare il notevole  dislivello che  separa Alagna dal Rifugio Vigevano, si parte seguendo il segnavia n° 3. Il sentiero sale subito ripido a tornanti in un bosco di conifere, incontrando due cappelline votive e si formano subito i vari  gruppetti con Paolo  al  comando e Luca  a chiudere in collegamento  tra loro via radio. All'arrivo al primo alpeggio (m 1677) dove ci accoglie una chiesetta dalla facciata  riccamente affrescata dedicata alla Madonna della Neve sostiamo per il pranzo distesi sull'ampio prato. Ripreso il cammino proseguiamo seguendo il sentiero che sale  meno ripido e ci porta fino all' Alpe Pianmisura Inferiore (m 1847) alla testata della valle. L'affollamento di turisti lungo la  prima  parte di sentiero cessa e ci troviamo soli  a percorrere  il sentiero. Da qui il sentiero riprende in forte pendenza e tra cespugli di ontani  si sale  sino ad arrivare  al Passo  Foric (m 2431)  dove  si  apre  una  balconata  sul  sottostante  Vallone  d' Olen. Balza  subito all' occhio la differenza tra le  due valli: il vallone d' Otro percorso da noi, ancora integro con i vecchi alpeggi dove  fanno  bella  mostra  di se  case e  fienili in stile  Walser, il Vallone d' Olen rimodellato dalla nuova pista  di  sci, percorso  da strade  di servizio ed i cavi delle funivie. Sopra di noi appare anche il Monte Rosa con un pennacchio di  nuvole che nasconde la cima e sotto, il  rifugio Vigevano. Qui sostiamo a lungo riscaldati dal sole prima di riprendere il cammino e scendere nell' ombra del vallone Vallone D'Olen perdendo un pò quota. Lungo il sentiero che  sale nella valle, dopo aver attraversato la pista di sci, si  uniscono al gruppo Bruno e Giampiero che  hanno invece preso il primo tratto  di funivia  e poi percorso a piedi il Vallone d' Olen. Gli ultimi arrivano al rifugio poco dopo le 18 ma la fatica dell' intera  giornata è compensata  da un aperitivo  e una  doccia calda.  Al Rifugio Vigevano (m 2864) troviamo Domenico che salito in funivia ha portato in quota corde picozze e ramponi oltre a Vittorio e Giada, mentre gli ultimi tre ritardatari ci raggiungono alle 19  salendo in sole  4 ore e  mezza  da Alagna lungo il Vallone d' Otro. Ora siamo al completo ed il rifugio è quasi interamente occupato dal nostro gruppo di 37 persone. Dopo l' abbondante cena c' è tempo per apprezzare i liquori giocando a carte, mentre un piccolo gruppo si organizza per la salita alla Punta Giordani nella mattina successiva.
 

2° giorno


Il piccolo gruppo di cinque persone  che intende salire alla Punta Giordani (m 4046)  lascia il rifugio Vigevano alle sette del mattino mentre la maggior parte del gruppo dorme ancora un sonno profondo. Altri invece ne approfittano per godersi la levata del sole. Alle 9,00 dopo colazione, ci disponiamo intorno ai tavoli all' esterno per distribuire l' attrezzatura alpinistica personale ed alle 10 con lo zaino un pò più pesante, dopo la fotografia di rito ci incamminiamo verso il passo dei Salati sull' ampia strada percorribile anche da mezzi fuoristrada. Dal passo dove si incontra la funivia che sale da Gressoney, mentre quella che sale da Alagna è poco distante, il percorso prosegue in direzione dello Stolemberg (m 3202);  una terza funivia invece porta al centro del ghiacciaio dell' Indrend e questa viene presa da Cristina e Emilio per risparmiare un pò di strada, dati gli acciacchi verificatisi il giorno precedente. Dal passo il numeroso gruppo si inerpica sul ripido sentiero verso lo Stolemberg, sino ad arrivare in cresta da dove si scorgono i rifugi Mantova e Gnifetti. Aggiriamo la cima sul versante valdostano, a tratti esposto, notando che il percorso, rispetto agli anni precedenti è stato  modificato a causa di una piccola frana  e lo testimoniano vecchi segni di vernice.  Come nel giorno precedente ognuno prende il suo passo ed il numeroso gruppo si sgrana suddiviso in  tanti piccoli gruppi. I primi raggiungono direttamente il Rifugio Città di Mantova (m 3470) seguendo il sentiero basso, mentre gli ultimi attardati sul ghiacciaio sopra Punta Indrend, notevolmente ridotto nelle sue dimensioni, sono raggiunti dagli alpinisti di ritorno dalla punta Giordani. Alcuni preferiscono quindi salire alla Capanna Gnifetti  (m 3647) seguendo il percorso attrezzato che porta ad una quota intermedia tra i due rifugi e poi con attraversamento del ghiacciaio del Garstelet, raggiungere il rifugio sullo sperone di roccia per  osservare il percorso da seguire il giorno successivo
Nel tardo pomeriggio si uniscono inaspettatamente al gruppo Vittorio Ciresa e Elisa e così diventiamo 39. Poco prima di cena formiamo le cordate per il giorno successivo per fare in modo che ogni capocordata abbia la possibilità di verificare con i suoi compagni tutta l' attrezzatura necessaria, considerato che per alcuni sarà la prima volta che si avventureranno sul ghiacciaio in cordata. La tensione e le aspettative per il giorno successive sono tante e tutti ci si interroga sulle previsioni del tempo che non promettono bene per la notte sino al mattino. A conferma  di questo in serata  inizia  a nevicare ma andiamo a letto  comunque fiduciosi  che  il maltempo sia passeggero e  di alzarci il mattino successivo  sotto un cielo stellato.

3° giorno


Durante la notte il rifugio viene scosso dalle folate di vento ed alla sveglia alle  4 del mattino fuori dal rifugio c' è  tormenta. Si decide quindi di rinunciare alla partenza per la Capanna Regina Margherita sperando in un miglioramento della prima  mattina. Il miglioramento che dalle sette in poi sembra arrivare è solo una falsa speranza ed alle 8, in numero ridotto, rispetto al numeroso gruppo, formiamo le cordate per avventurarci  pur con il brutto tempo,   su verso il Col del  Lys. Durante la  salita  incontriamo delle  guide  che arrivate al colle hanno fatto dietrofront e questo conferma le pessime condizioni atmosferiche. Ad  una ad  una le  cordate partite  rinunciano all' ascensione  non senza aver raggiunto  quota 4000, mentre  in cinque si spingono fino ai piedi delle rocce su cui è posto il Cristo delle Vette. E'  decisamente una giornata da partita a carte nel  Rifugio, ma la  voglia  di salire era tanta  e questo giustifica la temerarietà di alcuni, in ogni caso non portata all' estremo,  infatti sino  al Col del Lys, pur con avverse condizioni ci sono precisi punti di riferimento, mentre continuare oltre il colle sarebbe stata un' imprudenza non giustificata.
Rientrati i temerari al rifugio Mantova per ½ giorno e  riuniti al resto del gruppo, nel  pomeriggio prendiamo il sentiero per raggiungere la funivia che ci  riporta ad  Alagna con un pò di amarezza  per  la  mancata cima, e la certezza  di una  meta da programmare  nel futuro.

Andrea S.

le foto di Leonardo P.
le foto di Patrizia R.
le foto di Roberto C.
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